Il cotone

L’industria del cotone

L’industria del cotone prende vita nella seconda metà del Settecento in Inghilterra. Rispetto alla lana, altro tessuto naturale, ha il vantaggio di poter essere usato in ogni momento dell’anno.

In Italia i primi cotonifici sorgono in Lombardia, nella seconda metà dell’Ottocento. I luoghi prediletti sono i percorsi fluviali dove la forza idraulica e la manodopera abbondante garantiscono energia e lavoro continuativi.

Dal fiocco al filato

Il cotone è una fibra di origine vegetale costituita dalla fitta peluria che riveste i semi e che, nel momento della maturazione, raggiunge la grandezza di un uovo.
Nell’Ottocento i fiocchi sono raccolti a mano, dopodiché il cotone viene condotto in locali dove viene sgranato, pressato e imballato. I maggiori produttori dell’epoca sono India, Stati Uniti ed Egitto. Qui il cotone sodo è avvolto in teli di iuta e stretto con reggette metalliche.

Le balle vengono imbarcate e compiono un lungo viaggio verso i porti del Mediterraneo. Una volta arrivate a destinazione sono caricate sui treni, nel migliore dei casi, o su carri, per essere spedite ai cotonifici.

Da filato a tessuto

In fabbrica, macchine il cui movimento è assicurato da cinghie di cuoio collegate a un unico albero motore centrale, eseguono le operazioni di battitura, cardatura, pettinatura, stiratura e filatura ad anello.

In un primo tempo, quando a Crespi esiste solo la filatura, i prodotti vengono utilizzati per la maglieria, per le tele, per i pneumatici, le reti da pesca e per gli elastici. In un secondo tempo a Crespi viene installata la tessitura. Le azioni che si svolgono in questa fase sono di incannatura, orditura, imbozzimatura, bobinatura della trama.

I filati e i tessuti possono essere mercerizzati. Si tratta di un’operazione che li rende simili alla seta per colore e brillantezza. Dopodiché vengono tinti o candeggiati e sottoposti a finissaggio.