Crespi in breve

Crespi d’Adda è un villaggio operaio fondato da Cristoforo Benigno Crespi nel 1877 e completato verso la fine degli anni trenta del XX secolo. Visitarlo oggi dà la sensazione di fare una viaggio nel tempo e di essere sospinti in un’altra dimensione temporale. Il paese infatti è rimasto pressoché intatto da allora, conservato come sotto una campana di vetro, neanche fosse appena stato progettato e costruito.

Proprio il carattere straordinario di questo luogo e l’eccezionale interazione tra uomo e ambiente hanno convinto l’UNESCO a dichiarare Crespi d’Adda Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Il paese si trova in una sorta di avvallamento ed è chiuso sul fondo, proprio alle spalle del cimitero, dove il fiume Brembo confluisce nell’Adda.

Crespi d’Adda nasce dall’iniziativa di Cristoforo Crespi. Nato a Busto Arsizio da una famiglia di imprenditori tessili, Cristoforo scopre, in provincia di Bergamo, lungo le rive dell’Adda, un territorio adatto ad avviare un cotonificio.

Tre sono le condizioni che lo portano a scegliere questo luogo: un territorio ampio e libero dove poter costruire senza vincoli, la vicinanza dell’acqua, necessaria a produrre l’energia per gli impianti, la presenza di manodopera sottoccupata e disposta a lavorare nel neonato comparto industriale.

A partire dal 1877 fervono i lavori per deviare le acque del fiume, erigere una centrale a turbina, costruire il reparto di filatura, dotarlo di 5000 fusi, costruire i “palazzotti” – le abitazioni dove alloggiare i primi operai – approntare i servizi di stretta necessità: mensa, asilo, albergo, bottega di beni di consumo. Poi, il 25 luglio 1878, la fabbrica inizia a produrre.
Stabilimento e villaggio crescono in modo rapido. La fabbrica s’ingrandisce e dal 1886 nascono le prime case operaie.

Nel 1889, Silvio, il figlio di Cristoforo, diventa direttore del cotonificio. Grazie a un gruppo di architetti e ingegneri di grande qualità, pianifica il villaggio con una struttura regolare, tessendo una rete di linee invisibili che demarcano i luoghi del lavoro, quelli della vita famigliare e quelli della comunità. Lo stabilimento si dota di nuovi reparti e di macchinari all’avanguardia. Le case operaie, luminose e aerate, circondate da un piccolo ritaglio di terra, diventano gli alloggi per le famiglie degli operai. Crescono la scuola, la chiesa, la villa castello, il teatro, i bagni pubblici, il cimitero.

Le fortune del villaggio dipendono in tutto e per tutto da quelle dello stabilimento. La vita degli operai è legata a doppio filo a quella dei Crespi che offrono servizi e aiuto ai quali fa da contraltare una organizzazione rigida dell’esistenza, dentro e fuori lo stabilimento. Con alti e bassi il villaggio raggiunge la fine degli anni Venti, ma i cambiamenti politici, i nuovi corsi del mercato, una gestione un po’ imprudente di alcuni investimenti e la crisi del 1929 portano la famiglia Crespi al collasso. Con gli anni Trenta la loro esperienza al villaggio si conclude. Altri gestori subentrano, altre dinamiche e prospettive modificano il tessuto sociale e lavorativo. Dopodiché…

Nel 1995 Crespi diventa Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Nel 2003 lo stabilimento chiude.
Nel 2013 un nuovo imprenditore lo acquista. Il futuro è da disegnare.