Cristoforo Benigno Crespi

L’origine in un suono

Il ticchettio di centinaia di telai fuoriesce dalle finestre. La scena si svolge a Busto Arsizio, una cittadina in provincia di Varese, ricordata per accogliere fin dal Medioevo, una macchina tessile in ogni casa.

Agli inizi dell’Ottocento, Benigno Crespi è fra i tanti bustocchi che cercano di farsi strada nel settore, tanto che, nel 1805, decide di mettersi in proprio. La sua specialità è tingere fustagni e cotoni e commercializzarli nel milanese. Ma è il figlio Antonio, una volta imparata l’arte, a mostrarsi più abile negli affari. A lui riesce anche di vendere le pezze degli altri. Nel 1845 la Benigno Crespi figura come la decima impresa per numero di telai.

Poi, il 18 ottobre 1833, ad Antonio nasce il primogenito, Cristoforo. Nessuno può immaginare che il neonato sia destinato a cambiare le sorti dei Tengitt, i tintori, soprannome con cui sono conosciuti i Crespi da quelle parti.

La vocazione

Zona di passioni tessili, ma anche di profonda religiosità quella del varesino. Non è un caso che prima di scoprire la vera attitudine Cristoforo, a quindici anni, ritenga di averne una più urgente – farsi prete.

Mentre in seminario si costruisce un’educazione di stampo umanista, non perde di vista il mestiere di famiglia e nei momenti di libertà accompagna il padre a vendere i tessuti, su un carretto, a Milano.

Niente più tonaca

L’inclinazione per il commercio è più forte di quella spirituale, tuttavia. Una volta finite le superiori, Cristoforo sveste la tonaca per iscriversi all’università, facoltà di Giurisprudenza.

Ma nel 1853 la situazione economica e sociale non è delle migliori e l’anno successivo muore il patriarca, Benigno. Antonio non può più sostenere gli studi del figlio che è costretto a reinventarsi studiando ragioneria di notte.

Il diploma gli permette di trovare un impiego prima in una banca, poi negli uffici della Francesco Turati, un’azienda cotoniera di Busto Arsizio. Sembra che l’arte del filare e del tessere sia piantata a fondo nel DNA di Cristoforo.

Amore

Antonio riesce a rendere la Benigno Crespi un’azienda con quote di mercato sempre più consistenti, tanto che Cristoforo, nel 1857, redige per il padre il primo bilancio scritto.

Qualche anno dopo il primogenito s’innamora di Pia Travelli, figlia di un avvocato bustocco. Per chiederla in sposa ha però bisogno di maggiori ricchezze. Ecco perché va da Francesco Turati a reclamare un aumento. La richiesta viene respinta e Cristoforo decide di licenziarsi sui due piedi.

Speculazioni

La situazione economica di Cristoforo non è delle più allegre dopo le dimissioni. Quando si trova a inventarsi un lavoro, lo immagina nel tessile, sì, ma stavolta dal versante della speculazione. Partendo dalle 500 lire che ha a disposizione inizia a comprare e a vendere cotone greggio. All’epoca le variazioni del prezzo erano considerevoli a causa della guerra civile americana e della cosiddetta carestia del cotone.

Con un po’ di rischio e un po’ di fortuna, in breve tempo, Cristoforo riesce ad accumulare una discreta fortuna.

Vaprio d’Adda

Se da una parte Cristoforo riesce a racimolare un bel gruzzoletto per sé, dall’altra i suoi occhi sono sempre puntati su ciò che fa il padre con la Benigno Crespi. Il suo sogno è produrre e non solo vendere, ambizione che vorrebbe associata a un’altra ancora più urgente – industrializzare il lavoro. Ecco perché non è così complicato convincere Antonio a prendere in affitto uno stabilimento tessile a Vaprio d’Adda.

Stabilimento Archinto

Lo Stabilimento Nazionale del conte Giuseppe Archinto a Vaprio d’Adda versa in cattive acque. La gestione di Cristoforo porta ottimi riscontri produttivi e commerciali, così buoni che la scelta logica appare quella di aprire un ufficio a Milano in via Meravigli.

Qui mette in vendita i filati prodotti a Vaprio d’Adda e i tessuti del padre.

Delusione

I creditori dello Stabilimento Archinto, anche se è sulla buona strada per essere sanato, decidono di metterlo all’asta. Cristoforo vorrebbe acquistarlo, farlo suo, ma non ha abbastanza denaro.

Il duca Raimondo Visconti di Modrone invece ha le risorse necessarie, sborsa 1.600.000 lire e lo fa suo. Per Cristoforo si tratta di un altro sogno destinato a svanire, di un’altra delusione.

Vigevano

È il 1866 e finalmente Cristoforo può sposare Pia Travelli. Anche se occupato dai preparativi del matrimonio non può smettere di cercare un luogo adatto a produrre filati con un metodo industriale. Individua un fabbricato a Vigevano, lo dota di alcune migliaia di fusi e inizia a lavorare.

Silvio

Il 24 settembre 1868 Cristoforo diventa padre per la prima volta. Al bambino viene dato il nome di Silvio Benigno Antonio.

Giuseppe

I successi professionali e commerciali di Vigevano sono notevoli, ma il fratello Giuseppe, coinvolto nella gestione dell’opificio, intraprende azioni che Cristoforo non condivide.

Le divergenze sono tali che Cristoforo sceglie di mollare tutto e di ricominciare altrove.

Ghemme

Il luogo prescelto è una cartiera di Ghemme, in provincia di Novara, che viene convertita a fabbrica tessile.

Grazie a eventi politici favorevoli, dal 1870 l’Italia non subisce concorrenza dai principali paesi europei e vive la prima vera espansione industriale della sua breve storia. Gli affari vanno a gonfie vele.

Stavolta Cristoforo si è unito ad altri due fratelli, Carlo e Pasquale. Non si hanno notizie certe di ciò che avviene in quegli anni, ma di sicuro c’è che, a un certo punto, Cristoforo si mostra stanco di dover condividere le imprese con uno o più familiari. È sempre più motivato a fondare uno stabilimento in cui possa essere l’unico a prendere le decisioni.

L’inizio dell’avventura

Cristoforo abbandona Carlo e Pasquale al loro destino, individua un luogo selvaggio in provincia di Bergamo e acquista decine di ettari di terreno. Si procura la possibilità di sfruttare le acque del fiume Adda e inizia la costruzione del canale che servirà a produrre energia idraulica.

Lungimiranza

Il terreno comprato, sgombro da ogni vincolo, pare perfetto per il disegno che Cristoforo ha in mente. Si tratta di un progetto ambizioso per dimensioni, per innovazione e per funzionalità unita al bello. Quest’ultimo elemento non è da trascurare, se si pensa al periodo e all’ambito, quello industriale, che spesso considera l’estetica del tutto irrilevante.

Cristoforo sceglie di innalzare un edificio che possa ospitare almeno 10.000 fusi, pur sapendo che all’inizio può installarne solo 5.000. Lo dota di apparecchiature all’avanguardia, importate dall’Inghilterra, e introduce l’uso di funi di canapa, le migliori all’epoca, per le trasmissioni delle macchine.

Lavorare e abitare

Ora il sogno sembra essere diventato reale. Ma per renderlo rispondente non solo ai desideri, ma anche ai bisogni della fabbrica e di chi ci lavora, a Cristoforo serve uno slancio ulteriore.

Da Milano raggiunge il neonato villaggio un paio di giorni a settimana. Controlla l’animazione crescente dentro e fuori lo stabilimento, cerca di capire le esigenze di tipo produttivo e abitativo, parla con assistenti e lavoratori. In breve tempo nascono i palazzotti, l’asilo, la scuola, l’osteria, le botteghe. All’interno della fabbrica, già nel 1880, i fusi diventano 10.000.

Filati di pregio

Cristoforo vuole però distinguersi rispetto alla scarsa qualità dell’industria tessile italiana. Ambisce a misurarsi con la concorrenza inglese e per questo motivo intraprende la produzione di filati di cotone egiziano e di pettinati, generi di grande raffinatezza, pressoché sconosciuti in Italia.

Il Palazzo di Via Borgonuovo

Nel centro di Milano, al numero civico 18 di Via Borgonuovo, si sviluppa un palazzo costruito in varie fasi a partire dal Rinascimento. Cristoforo lo acquista nel 1884 e riserva il primo piano a ufficio della società e i piani superiori ad abitazione.

Adesso che il primo sogno si è avverato, un secondo si affaccia alla mente: creare una ricca collezione di quadri. Per ristrutturare la dimora si affida all’architetto Angelo Colla, già impiegato per il progetto della fabbrica.

Ovviamente non può mancare la pinacoteca e con essa il gruppo di esperti che sappiano suggerire quali opere acquistare.

Le opere

Le opere comperate per allestire la raccolta sono centinaia e alcune di valore artistico ragguardevole. Si stima che per farlo Cristoforo abbia speso circa 350.000 lire, una cifra pari a diversi milioni di euro di oggi. Parecchi celebri visitatori iniziano a varcare la soglia di Palazzo Crespi per godere dei capolavori esposti.

Villa Pia

L’animo di Cristoforo sembra non placarsi di fronte alle sfide. Se da una parte la sua mente segue itinerari concreti, legati al mondo imprenditoriale, dall’altra pare rincorrere fantasie che vorrebbero celebrare fasti di epoche più o meno lontane. Ne sono un esempio il palazzo e la galleria d’arte di Via Borgonuovo.

C’è però un’altra piccola grande follia architettonica destinata a rivelare un ulteriore lato del carattere di Cristoforo, ed è Villa Pia. Siamo in provincia di Novara. L’abitazione sorge non distante dalle acque del lago d’Orta e costituisce un edificio dai toni fiabeschi, che evoca forme arabe, soprattutto nel belvedere a forma di minareto. Cristoforo vi alloggia spesso, eleggendola a luogo di delizia e divertimento.

Passaggi di consegne

Alla vigilia del Natale del 1889 Cristoforo ha 56 anni. Silvio, il giovane erede, si è appena laureato, ha fatto esperienze all’estero, parla correntemente tedesco e inglese. Il padre, forse stanco, forse desideroso di vivere un’esistenza improntata non solo al lavoro, fa un passo indietro e lo nomina direttore generale dello stabilimento.

Nonostante il cambio al vertice, Cristoforo rimane vicino al figlio e lo sostiene nella seconda fase di sviluppo del villaggio.

Il busto

È il 25 luglio 1903. A Crespi risuonano le campane a festa. Alle 10 si celebra una messa solenne, poi autorità e abitanti si spostano all’ingresso della fabbrica. C’è un drappo che copre quella che ha tutta l’aria di essere una scultura. Qualcuno stringe il paramento e lo fa sventolare rivelando un busto di Cristoforo Crespi. Si celebra il fondatore della fabbrica. Segue una festa con canti, fuochi d’artificio, giochi.

Cristoforo, vedendo la statua, non ha una reazione allegra. Ha da poco compiuto settant’anni e gli pare fuori luogo un tributo del genere – lui si sente ancora vivo e vegeto.

Attacco cerebrale

Nel 1906 Cristoforo subisce un attacco cerebrale che riduce le sue facoltà mentali. A questo punto, suo malgrado, è costretto a cedere completamente le redini degli affari al figlio.

Cristoforo si ritira e conduce una vita contemplativa, passando il tempo a godersi il palazzo di Milano, dove esce per giocare a carte in qualche club esclusivo e per assistere agli spettacoli della Scala. Ancora più spesso si rifugia a Orta dove si gusta i piaceri dello stare in famiglia in un luogo tranquillo e isolato.

La dispersione della pinacoteca

Il 20 dicembre 1913 l’amata moglie Pia Travelli muore. È solo uno dei dispiaceri che Cristoforo sta vivendo da qualche tempo a questa parte.

Daniele, il suo secondogenito, ama la bella vita, le auto, i cavalli e il gioco in borsa. Troppo spesso Cristoforo è costretto a prelevare i soldi dalla casse dell’azienda per coprire i suoi debiti. Lo stesso Silvio deve intervenire in favore del fratello e, anche se cerca di limitare i danni costituendo una società per isolarlo, alle soglie del 1913, la situazione è così pesante che l’unico modo per uscirne sembra vendere la collezione d’arte.

L’asta va in scena a Parigi, nel 1914, e anche se porta un buon ricavo, è meno cospicuo delle attese.

Cristoforo inizia a vivere tra i fantasmi. Passa gli ultimi anni di vita ritirandosi sempre più dalla mondanità e andandosi a spegnere, fino a morire il 5 gennaio 1920.