Documenti d'interesse

Stralci di un intervento di Silvio Crespi

Al congresso internazionale degli infortuni sul lavoro, da tenersi nell’ottobre del 1894, in Milano, il Sig. dottor Silvio Benigno Crespi ha presentato un importante studio intorno ai mezzi per prevenire gli infortuni e garantire la vita e la salute degli operai nell’industria del cotone in Italia.
Lo studio si chiude colla descrizione del villaggio operaio che la ditta Benigno Crespi ha costruito presso Capriate, alle dipendenze del grandioso cotonificio che essa vi possiede. Il villaggio Crespi, insieme ai villaggi operai della ditta Rossi a Schio ed a Rocchetta Piovene, dimostra con un confortante esempio che il tornaconto industriale si può conciliare con la ricerca del maggior benessere degli operai. Ed è caratteristico che questa soluzione del problema si presenti ingentilita dal soffio dell’arte, colla riproduzione nella chiesa di uno dei capolavori del Bramante, la Madonna di Busto.
Dall’opuscolo del dottor Crespi stralciamo la descrizione del villaggio, mentre in altro numero del giornale ci occuperemo in particolare della riproduzione della chiesa.

Ultimata la giornata di lavoro, l’operaio deve rientrare con piacere sotto il suo tetto: curi dunque l’imprenditore ch’egli vi si trovi comodo, tranquillo ed in pace, adoperi ogni mezzo per far germogliare nel cuore di lui l’affezione, l’amore alla casa. Chi ama la propria casa, ama anche la famiglia e la patria, e non sarà mai la vittima del vizio e della neghittosità.
E i cotonieri che hanno loro opifici lontani dai villaggi, che sempre traggono da lontani paesi parte dei loro operai e devono costruire per esse delle abitazioni, possono farlo in modo da procurare a sé stessi e ai loro dipendenti le più vive soddisfazioni.
Tipi di case operaie– Era seguito da tutti, fino a pochi anni or sono, il sistema di fabbricare case grandi, a più piani, capaci di contenere 10 e fino a 20 famiglie: questo era un errore. Si facevano delle caserme, non delle case, in cui il pianto dei bambini, i pettegolezzi fra donne, i rumori d’ogni genere interrompono continuamente la quiete necessaria al riposo, e la vita vi si fa quasi in comune, e la troppa vicinanza delle famiglie ingenera malumori, che finiscono in diverbi od in risse.
Non s’illuda l’industriale di creare una mano d’opera affezionata usando di tale sistema di costruzione: avrà sempre degli operai girovaghi, cupidi soltanto di un maggior guadagno.
La casa operaia modello deve contenere una sola famiglia ed essere circondata da un piccolo orto, separata da ogni comunione con altri. Ricordiamo le città operaie inglesi, composte di lunghe file di abitazioni fronteggiate da un piccolo giardino, e aventi a tergo un piccolo orto. Il giardino è cintato e serve d’ingresso; la porta dà poi di solito in uno stretto corridoio, che di fianco si accede ad un salotto, di fronte alla cucina. Fra il salotto e la cucina è situata la scala ad una sola mandata, che mette alle due camere da letto del primo piano; la latrina è sul di dietro della casa e isolata; le case sono unite fra loro ai lati opposti; e così sono economiche, bastevoli per qualsiasi famiglia. Oldham, Bolton, Accrington, ecc., sono tutte città costruite in tal modo.
Ricordiamo con maggior soddisfazione i quartieri operai di Mulhouse, in cui le case sono invece isolate e divise in quattro parti, unite dai due fianchi convergenti in uno stesso angolo. Servono così per quattro famiglie; sono più simpatiche, ma occupano maggior spazio e costano di più.
Villaggi operai in Italia – Anche in Italia si va ora costruendo su tali modelli; non è nuovo lo spettacolo di piccoli villaggi operai raggruppati intorno all’opificio, ed il modello del genere fu l’opera benemerita della famiglia Rossi nelle città industriali di Schio e di Rocchetta Piovene. Fra i cotonieri ci permettiamo di presentare ai lettori la topografia di un paesello che lo ha costituito in frazione, annettendolo al comune di Capriate, lo ha chiamato Crespi, e sotto tal nome speriamo prosperi e s’ingrandisca.
Come appare dall’unito disegno, quel paesello consta di parecchie grandi case operaie, costruite col vecchio sistema, ma pure fornite di locali ampi, elevati, sani sotto ogni riguardo; e di una quantità di palazzine circondate da ortaglie e giardini, divise da cancelletti in ferro, i quali segnano il riparto spettante ad ogni famiglia.
Le palazzine sono di due specie, quali ad una sola e quali a due entrate. Quelle a due entrate servono per due famiglie, di cui ognuna gode quattro camere, formati per sé stesse una piccola casa completa. Vi si accede mediante un corridoio che mette alla scala ed alle cucina: e la scala è disposta ora longitudinalmente alla casa, ora perpendicolarmente, essendosi per la sua costruzione tentato vari sistemi: presentiamo perciò due piante del piano terreno, notando che nella Fig. 2 si ha la pianta della casa più elegante, nella Fig. 3 quella più economica. A piano terreno vi è una camera, pei lavori domestici, di circa 18 mq. E una cucina di circa 20 mq; al primo piano corrispondono due camere da letto; nel solaio si pratica un ripostiglio. – Dietro la casa si ha un piccolo porticato con un lavatoio, e in seguito la latrina, che è così completamente staccata dall’abitato. – Le camere ricevono l’aria e la luce da due parti.
Queste palazzine divise esattamente per metà, non sono però adatte a tutte le famiglie: spesso quattro camere sono di troppo, spesso sono troppo poche. Bisognò dunque adattarsi a costruire il tipo di casa con una sola entrata e con una sola scala, che danno accesso ad otto locali. Come si vede nella topografia, l’entrata è più ampia: il portico dietro la casa è doppio, spesso però diviso in due; le latrine sono due, e due i lavatoi. Il piano superiore consta talvolta di cinque locali, perché uno corrisponde all’entrata. In queste palazzine abita talvolta una sola famiglia, talvolta una famiglia che occupa 5 o 6 camere, e insieme un’altra che ne occupa3 oppure soltanto 2. Accade pure che una palazzina riserva tre famiglie, ma questo è il numero massimo. Si cura che quelle famiglie siano composte di lavoratori di un sol turno diurno o notturno, e che siano legate fra loro da vincoli d’amicizia o di parentela, in modo che esse si usino reciprocamente i maggiori riguardi.
Dacché la popolazione è distribuita nelle nuove casette, la tranquillità e l’igiene del citato villaggio operaio sono perfette: le morti sono rarissime, le malattie infettive o non attecchiscono o non si propagano; le nascite troppo frequenti formano la più seria preoccupazione del proprietario.
Diamo una piccola fotografia d’un quartiere e quella di una casina vista per di dietro dalle quali il lettore potrà farsi dei medesimi un’idea più completa, che non da questa succinta descrizione.
In mezzo al paese sorge la chiesa, copia perfetta di uno dei capolavori del Bramante, e l’Asilo colle Scuole. Quest’ultimo fabbricato consta di due grandi aule, di due aule minori a piano terreno rialzato, dell’alloggio per gli insegnanti al piano superiore. Annesso alle aule e insieme diviso mediante un largo corridoio v’ha un salone di ricreazione: le latrine, fornite d’acqua abbondante, sono ai lati del corridoio. Nei sotterranei del fabbricato ha la sua sala da studio il corpo di musica dello stabilimento; e vi ha pure la sua sede una cucina economica per le refezioni del mezzogiorno.
In un altro punto del villaggio sorge il lavatoio pubblico, che risparmia alle donne di fare lunga strada col peso della biancheria sul dorso o sulle braccia per recarsi al fiume, e correre il rischio di lavare nelle sue acque impetuose. Esso è diviso in due parti, di cui l’una serve a lavare e l’altra a risciacquare; ed in quest’ultima entrano circa cento litri d’acqua al minuto, che passa pio nella prima sopra l’apposito sfioratolo, e si scarica immediatamente in un tombino.
Inutile dire che il paese in discorso è munito di un albergo, di sufficiente illuminazione serale, di assistenza medica continua, risiedendovi il dottore, di ambulanza, di magazzini di consumo, di tutti i servizi, insomma, che l’attività di un privato può fornire ai suoi operai.
Ma tornando alle abitazioni, noi sappiamo che parecchi cotonieri hanno seguito il sistema di costruzione che ormai anche in Italia è provato come ottimo; sicché invitiamo tutti gli interessati in materia ad esaminarlo e ad applicarlo sulla scala più larga possibile.
Una palazzina del genere di quelle descritte costa dalle 7000 alle 8000 lire; in meno cioè di mille lire per locale: una grande casa provvista d’ambiente di eguale capacità costa in ragione dai 600 ai 700 lire per camera. Ma che valgono cento o duecento lire in confronto ai vantaggi che si ottengono usando il sistema da noi raccomandato? Vantaggi che sono di due sorta, materiali e morali; questi ultimi specialmente incalcolabili. I più bei momenti della giornata sono per l’industriale previdente quelli in cui vede i robusti bambini dei suoi operai scorrazzare per fioriti giardini, correndo incontro ai padri che tornano contenti dal lavoro, sono quelli in cui vede l’operaio svagarsi ad ornare il campiello o la casa linda e ordinata: sono quelli in cui scopre un idillio od un quadro di domestica falsità; in cui fra l’occhio del padrone e quello del dipendente corre un raggio di simpatia, di fratellanza schietta e sincera. Allora svaniscono le preoccupazioni d’assurde lotte di classi, e il cuore si apre ad ideali sempre più altri di pace, d’amore universale.
Ed è in questi ideali della nostra gioventù che dedichiamo queste povere pagine, che anch’esse possano giovare alla loro realizzazione, almeno come giova un granello di sabbia nella costruzione di un grande edificio.

 

Regolamento di frazione

Art. 1
REGOLAMENTO

Ogni operaio per il solo fatto di abitare nei locali della Ditta Benigno Crespi Soc. An. accetta incondizionatamente tutte le disposizioni del presente regolamento, affisso in originale nell’atrio dello Stabilimento Crespi, ed in copia in ognuna delle case operaie di proprietà della Soc. An. Benigno Crespi. Il regolamento sostituisce e annulla i precedenti.

Art. 2
OBBLIGHI DEL CAPO FAMIGLIA

Il capo famiglia assume personalmente per sé e per i membri della sua famiglia gli obblighi portati dal presente regolamento.

Art. 3
AFFITTI

La concessione ed il godimento dell’abitazione nelle case operaie della Ditta Benigno Crespi Soc. è sempre attribuita all’utente a titolo precario. La Ditta Benigno Crespi ha quindi il diritto di riavere la piena disponibilità dei propri locali, col semplice preavviso di un mese. In caso di cessazione della prestazione dell’operaio negli opifici della Ditta Benigno Crespi Soc. An., per qualunque ragione essa avvenga, si intenderà pure cessato il godimento dell’abitazione.
Entro 10 giorni dalla predetta cessazione ad opera i locali dovranno essere messi a completa disposizione della Ditta Benigno Crespi Soc. An. sgombri e liberi.
L’esazione del corrispettivo del godimento dell’abitazione viene fatta dalla Ditta Benigno Soc. An. mediante trattenute quindicinali sulla paga del capo famiglia, o di uno qualunque dei suoi dipendenti a seconda degli accordi all’uopo stipulati fra la Ditta e il capo famiglia.

Art. 4
LUCE-ENERGIA ELETTRICA-ACQUA

Gli impianti di energia elettrica e di acqua, di cui sono fornite tutte le abitazioni della Benigno Crespi Soc. An. sono interamente di sua proprietà e di nessuna modificazione o aggiunta, anche se a spese dell’inquilino, potrà essere loro apportata, senza il consenso della Ditta proprietaria.
I ricambi delle lampadine elettriche sono a cura e spese dell’inquilino.
Le lampadine elettriche durante il giorno dovranno essere tenute costantemente spente, a meno di forzata necessità, validamente constatata.
Il servizio dell’acqua potabile è fatto gratuitamente dalla Benigno Crespi in ciascuna casa operaia di sua proprietà. I rubinetti dell’acqua dovranno rimanere costantemente chiusi, salvo l’uso per il servizio normale delle abitazioni: non è lecito lasciar defluire l’acqua dai rubinetti col pretesto di renderla fresca, perché con ciò si vengono a danneggiare le altre utenze. Non si dovrà fare spreco anche dell’acqua non potabile, sia nei lavatoi privati che nei giardini.

Art. 5
PULIZIA ED IGIENE

Locali, corridoi, giardini e cortili annessi alle abitazioni dovranno essere tenuti colla massima cura e secondo le più scrupolose norme di decenza e di igiene. È proibito assolutamente l’ingombro delle strade e dei cunicoli laterali con immondizie, erbaggi, fogliami o altro materiale rifiuto delle abitazioni.
Appositi incaricati ritireranno giornalmente i suddetti rifiuti, che gli inquilini avranno cura di preparare accumulati in qualche angolo appartato e sempre lontano dal passaggio di entrata comune alle abitazioni.
L’ispettore di Frazione e il medico della Ditta denunceranno coloro che non si atterranno scrupolosamente al presente articolo.
Gli abitanti nei locali della Ditta sono poi tenuti a sottostare a tutti quei provvedimenti che l’Ispettore e il medico impartiranno in caso di epidemia e di eccezionali contingenze locali.

Art. 6
BESTIAME

Coloro che desiderano tener cani nelle abitazioni di proprietà della Ditta Crespi, dovranno versare alla Cassa di previdenza dello Stabilimento la somma di L. 20 annue non essendo il possesso d’un cane, nelle speciali condizioni di sicurezza della Frazione, una necessità. È lecito tener pollame alle sole famiglie a cui è concesso un pollaio.

Art. 7
ORTI E GIARDINI

Al personale della Ditta al quale si concede di abitare nella Frazione sarà dato in usufrutto, qualora possibile, un piccolo appezzamento di terreno.
Al personale che dovrà abitare le case di nuova costruzione il terreno sarà dato in condizione da poter essere coltivato. La coltivazione sarà obbligatoria e a spese del detentore, così pure la manutenzione.
Con divieto di asportazione o vendita delle piante si concede il completo usufrutto dei prodotti delle piante stesse. Le piantagioni in genere, fatte dagli operai nei giardini annessi alle case operaie, in caso di licenziamento restano di piena e assoluta proprietà della Ditta, senza alcun suo obbligo a rimborso, né potranno mai, in nessun caso, essere distrutte, rimosse o alienate dopo il licenziamento.

Art. 8
RIPARAZIONI E MANUTENZIONI STABILI

I guasti alle steccate, alle porte, alle griglie, alle vetrate, alle lampadine stradali, alle condutture elettriche e di acqua potabile, e in genere a qualunque altra proprietà della Ditta, dovranno essere integralmente risarciti da coloro che tali guasti avranno occasionato; in mancanza di accertamento personale, verranno pagati ripartitamente tra tutti gli abitanti della casa.
Per le spese ordinarie degli stabili di abitazione dovrà esser fatta richiesta scritta all’Ufficio Ispettorato di Frazione, il quale giudicando dell’opportunità del lavoro da farsi, provvederà in merito.

 Art. 9
SERVIZI AUTOMOBILISTICI

Per gli abitanti della Frazione, alle dirette dipendenze della Ditta, in caso eccezionale e di assoluta urgenza, dietro autorizzazione della Direzione, potranno essere messi a disposizione, qualora liberi da impegni di servizio, gli autoveicoli della Ditta adibiti a trasporto di persone.
Il chilometraggio verrà poi fatturato secondo le tariffe fissate dalla Direzione.
Un’autovettura della Ditta farà servizio giornalmente con Bergamo, durante l’anno scolastico, per il trasporto dei figli dipendenti della Ditta, abitanti in Frazione, che frequentino quelle scuole secondarie o le scuole festive.
Essendo limitato il numero dei posti disponibili dovrà esser fatta domanda scritta alla direzione da coloro che vogliano usufruire di tale concessione, almeno un mese prima dell’apertura delle scuole, e, se il numero dei richiedenti supererà quello dei posti disponibili, la Direzione si riserva il diritto di concessione. Come è stabilito un limite massimo, così pure è stabilito un limite minimo di persone.
Del servizio giornaliero dell’autovettura con Bergamo potranno pure usufruire i dipendenti della Ditta o i membri delle loro famiglie, dietro autorizzazione scritta rilasciata di volta in volta dalla Direzione dell’Ufficio Tecnico.

Art. 10
SERVIZIO SANITARIO, AMBULANZA, CASE DI DECESSO, CIMITERO

Il servizio sanitario viene disimpegnato dal medico condotto. L’ambulanza, che funge anche da ospedaletto, è alle strette dipendenze del medico dello Stabilimento che cura gli infortunati del lavoro, e ricovera gli ammalati gravi, provvedendo anche alle operazioni chirurgiche urgenti.
La Ditta concede gratuitamente la cassa mortuaria ai dipendenti della Fabbrica, abitanti nel comune di Capriate.
Simile concessione è fatta anche per i famigliari dei dipendenti, abitanti in Frazione. Nel Cimitero di Crespi trovano gratuita sepoltura gli abitanti della Frazione, alle dipendenze della Ditta. I posti riservati lungo il muro di cinta vengono concessi volta a volta dalla Direzione, che si riserva di destinarli gratuitamente o a pagamento.
Le sepolture ai posti riservati dovranno avere una lapide decorosa, eseguita dietro approvazione dell’Ufficio Tecnico.

 Art. 11
SCUOLE E ASILO

Le scuole elementari della Frazione sono gestite dalla Ditta, che si riserva la scelta delle Insegnanti. La Direzione delle scuole risponde all’Ufficio Ispettorato di Frazione dell’andamento delle medesime.
Il criterio didattico seguito è quello delle scuole comunali, come pure il calendario scolastico, gli orari delle lezioni, i programmi, ecc.
I bambini della frazione hanno l’obbligo di frequentare l’asilo e le scuole almeno sino alla 4° classe e non possono, senza ragioni specifiche, e previa autorizzazione, allontanarsi e frequentare scuole di altri comuni, pena provvedimenti a carico del genitore o di chi ne fa le veci.
Art. 12
UFFICIO CENSIMENTO

Si fa obbligo a tutti i dipendenti della Ditta, che abitano nei locali di proprietà della Ditta, di denunciare di volta in volta tutte le variazioni che avvengono nel numero dei componenti la famiglia all’Ufficio Censimento, presso l’Ispettorato di Frazione.

Art. 13
CUCINA ECONOMICA

È istituita una cucina economica la quale dà il vitto giornaliero agli operai della Ditta che, abitando in paesi lontani, non hanno la possibilità di averlo dalla loro famiglia. Le prenotazioni giornaliere dei pasti devono esser fatte in portineria, all’entrata dell’operaio, prima di recarsi al lavoro.

 Art. 14
SCUOLA DI ECONOMIA DOMESTICA

È istituita una scuola di Economia Domestica per le ragazze della Frazione le quali intendano avere nozioni pratiche di essa. Le prenotazioni sono fatte presso la Direzione delle scuole. Si fanno corsi di 40 giorni ogni volta che vi è un gruppo di 12 iscritte.
La quota d’inscrizione è fissata in L. 20, per ogni alunna.

Art. 15
DORMITORIO

Esiste in Capriate un dormitorio per le ragazze operaie che hanno famiglia in paesi lontani.
Nel dormitorio è istituita anche la cucina economica. Le quote, sia per il dormitorio che per il vitto, sono trattenute quindicinalmente sulla paga.

Art. 16
CORPO MUSICALE

La Ditta provvede all’istruzione, agli strumenti e contribuisce alla spesa del vestiario per il corpo bandistico, composto da operai della Ditta.
La Ditta può disporre del corpo musicale ogni volta occorra per speciali servizi.
Il corpo musicale potrà prestare servizio altrove, previa autorizzazione della Direzione Tecnica dello Stabilimento. Ai componenti il corpo musicale che, indossano la divisa, tenessero un contegno scorretto, anche in servizio fuori Ditta, saranno tolti gli strumenti e potranno essere anche espulsi dal corpo musicale.

Art. 17
ESERCIZI PUBBLICI E PRIVATI NELLA FRAZIONE

Gli esercizi della Frazione sono tenuti a seguire le norme esposte dal presente Regolamento, oltre quelle che potranno essere impartite dall’autorità comunale e di pubblica sicurezza.

Art. 18
PUBBLICA SICUREZZA

Esiste in Frazione un Corpo di Guardie, alle dipendenze della Ditta, che hanno l’obbligo di fare osservare le norme del presente Regolamento.

Art. 19
CONCESSIONI DI PESCA

Nel tratto del Chiusone del Canale Martesana, presso Concesa, fino a Monasterolo il diritto di pesca è riservato esclusivamente alla Ditta ed è quindi assolutamente vietata agli abitanti della Frazione la pesca in tale acqua, se non previa autorizzazione della Direzione Tecnica.

Art. 20
CURA MARINA

I figli degli operai poveri saranno inviati, a spese della Ditta, quando le loro condizioni di salute lo richiedano, e in relazione all’apposita fondazione “Cristoforo Crespi” a cura balneare marina.
Le iscrizioni saranno fatte presso il medico della Ditta e non potranno essere superiori al numero di 40 ogni anno.

 Art. 21
INFRAZIONI AL REGOLAMENTO

Tutte le infrazioni al presente Regolamento saranno punite con multe, da stabilirsi caso per caso. In caso di incorreggibilità la famiglia operaia verrà licenziata dalle abitazioni con un semplice preavviso di un mese notificato dalla Ditta al capo famiglia. Tale licenziamento, in caso di mancanza grave, potrà essere esteso anche al licenziamento dal lavoro nello Stabilimento, a seconda delle disposizioni che per ogni caso prenderà la Direzione Generale.
Il ricavo della multa verrà integralmente versato alla Cassa di Previdenza dello Stabilimento di Crespi.

 

I disegni

Chi entra in paese trova, lungo la strada principale, il nucleo più antico delle abitazioni del villaggio. Sono sorte insieme ai primi reparti dell’opificio, sull’urgenza di dare un’abitazione a chi per lavorare giungeva da lontano.

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Tre edifici rettangolari molto semplici, di altrettanti piani: sono i cosiddetti palazzotti (palasòcc in dialetto bergamasco) costruiti tra il 1877 e il 1878. Potevano ospitare fino a quattro famiglie per piano.


Altri due edifici di tre piani crescono lungo Corso Manzoni, costruiti pochi anni dopo verso il 1882.

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Dello stesso anno è l’albergo che conserva la medesima tipologia dei “palazzotti” .27


Sulla sinistra rispetto all’asse di Corso Manzoni – Via Donizetti sorgono abitazioni che sembrano tutte uguali. Sono una cinquantina di villette a due piani a pianta quadrata, pensate con una struttura regolare, ordinate geometricamente.
Se osserviamo attentamente non sono tutte uguali.

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Alcune hanno un ingresso unico e una sola scala che porta al piano di sopra (unifamiliari).

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Altre hanno due ingressi indipendenti e sono abitazioni separate con scale che portano al piano di sopra (Bifamiliari).


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A nord del villaggio, sulla parte scoscesa sovrastante la piazza della chiesa, stanno le abitazioni del cappellano e del medico, edificate nel 1897.


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Nel 1893 viene aperta la chiesa. Realizzata fra il 1891 ed il 1893 sotto la direzione dell’ingegner Pietro Brunati, è una copia esatta della chiesa di Santa Maria di Piazza di Busto Arsizio


Esterno fabbrica originale

Lo stabilimento occupa buona parte della zona meridionale del villaggio segnalandosi con la sua struttura a un unico piano. Presenta una linea architettonica di natura seriale, ai cui tetti a shed corrispondono ampi saloni con strutture portanti in ghisa. La fabbrica diventa lunga e si contrappone a quella alta. La forma allungata si adegua all’esigenza di avere un unico motore e di distribuire la forza prodotta in modo ininterrotto ed efficace. Con il passare degli anni la fabbrica cresce in maniera modulare intorno al primo nucleo, segnalato dalla presenza della torre di stampo medievale, disegnata dall’architetto Angelo Colla.


Dopo la bufera della prima guerra mondiale, trascorsi più di 40 anni dal lontano 1878, la parte sud del villaggio si arricchisce di cinque nuove abitazioni, ricche di decorazioni e caratterizzate dall’utilizzo fantasioso dei materiali. In queste villette vivono i capireparto.

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Negli anni 20, in una zona boschiva e lontana dalla parte produttiva, vengono costruite otto ville per i dirigenti. Sono disposte in modo irregolare e asimmetrico. I balconi si aprono su ampi giardini, comignoli e pinnacoli si alzano sui tetti spioventi. Immerse nel verde, sono sontuose e ricercate. Il legno viene accostato alla pietra viva locale, il ceppo dell’Adda, e in generale l’uso di materiali differenti crea forti contrasti di colore, e la vegetazione diventa parte della struttura sviluppandosi su pergole, portici e terrazzi.

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