Ernesto Pirovano

Ernesto Pirovano nasce a Milano il 30 marzo 1866. Il padre è un ebanista e scultore del legno che più tardi si dedicherà alla lavorazione del cemento artistico.

Ernesto, come il padre, frequenta l’Accademia di Brera, seguendo i corsi di Ornato e Architettura. Fin da subito si distingue per le notevoli doti nel disegno, doti che lo aiutano durante l’apprendistato presso Angelo Colla che lo introduce ai cantieri di restauro.

È proprio grazie a lui che conosce la famiglia Crespi, tanto che dal 1890 inizia a operare per loro nello sviluppo del villaggio operaio. Pirovano prosegue il lavoro impostato da Angelo Colla, il primo architetto a mettere mano alla fabbrica di Crespi d’Adda.

Nella progettazione del complesso produttivo e urbanistico è forte l’interazione con altre due figure chiamate da Cristoforo e Silvio Crespi, ovvero Pietro Brunati e Gaetano Moretti. In molti casi è difficile distinguere dove inizi il lavoro dell’uno e finisca quello dell’altro. È probabile però che Pirovano si occupi del piano regolatore e della parte architettonica, mentre quella più strutturale e ingegneristica pare essere in capo a Brunati. A Moretti si devono soprattutto il cimitero e la centrale Taccani di Trezzo sull’Adda.

A Crespi Pirovano interviene sull’edificio scolastico, già innalzato fino al secondo piano. Lo completa conferendogli unità compositiva e rendendolo una sorta di tempio laico grazie alla decorazione a timpano gotico e trifora centrale posta sulla cima (oggi scomparsa).

Le case del parroco e del medico sono una sua opera certa. Le due abitazioni perfezionano e ingentiliscono la semplicità delle case operaie. Gli ornamenti, le cornici, le finestre ad arco e i marcapiani sottolineano i caratteri del gotico lombardo, uno stile che rinnova certi aspetti del medioevo reinterpretandoli in chiave moderna.

Pirovano interviene nella ideazione di alcuni particolari ornamentali della fabbrica, nella realizzazione della tintoria e dei magazzini, così come nel rifacimento della facciata del primo edificio produttivo di Angelo Colla e, soprattutto, nella progettazione delle palazzine-ufficio all’ingresso degli stabilimenti. Queste ultime esprimono un senso di raffinatezza e di monumentalità che rendono la fabbrica una sorta di tempio del lavoro. Sono caratterizzate da finestre ad archi, fornite di lunette traforate e da bifore a pilastrini modernisti. La stessa ciminiera porta sulla cima una decorazione che cerca di dare dignità estetica a un fabbricato tipico del lavoro.

Anche i villini dei capi reparto, realizzati tra il 1921 e il 1925, sono opera di Pirovano. Ma la fantasia dell’architetto si compie con le ville dei dirigenti di qualche anno successive. La ricchezza espressiva, la varietà delle planimetrie, la fantasia delle architetture, sembrano rievocare una certa atmosfera da villeggiatura romantica e rendono questa zona del paese un luogo fuori dal tempo.

Mentre si compie la collaborazione con i Crespi, Pirovano porta avanti la sua attività in altre città della Lombardia. I suoi progetti vincono parecchi concorsi e sono l’occasione per creare un’equipe di specialisti che lavora con lui e che opera in tutte le fasi, sia costruttive che decorative.

Nel 1906 interviene alla grande Esposizione Internazionale del Sempione dove presenta i progetti per il Cimitero di Bergamo e per il Cimitero di Mantova.

Tra gli altri progetti celebri ci sono alcune abitazioni di Milano come Casa Ferrario (1902-4), in Via Spadari e Casa Tensi (1907-9) in Via Vivaio.

Architetto capace di intervenire sia nel restauro, sia nell’edilizia privata che nell’architettura funeraria, nelle proprie creazioni mostra grande capacità di fondere molteplici criteri architettonici e soluzioni di tipo eclettico.

Muore il 29 dicembre 1934 a Milano.