Gaetano Moretti

 Certo può essere la collocazione defilata, lontana dal centro, in mezzo alla vegetazione, al termine del un lungo viale, ma sono soprattutto le linee del mausoleo che svetta sull’orizzonte piatto, che rendono il cimitero di Crespi il monumento più affascinante e misterioso dell’intero villaggio.

L’ideatore è l’architetto Gaetano Moretti, nato a Milano il 26 luglio 1860. L’ispirazione per un edificio del genere ha forse radici lontane, che risalgono a quando, bambino già promettente, viene portato dal padre, un abile falegname e affermato arredatore della Milano borghese, dai clienti più rinomati, come i Visconti di Modrone, i Poldi Pezzoli, i Turati.

Gaetano, oltre ad aver già appreso l’arte dell’intaglio, ha una grande facilità nel disegno e produce schizzi che mescolano romantico ed ecclettico e che lasciano tutti a bocca aperta.

Finito l’apprendistato nell’azienda di famiglia, sceglie di frequentare l’Accademia di Brera e poi la Scuola di elementi di architettura e il triennio della Scuola speciale. Già nei primi anni di attività ha modo di mettere in mostra il suo talento. Nel 1881 si distingue nel concorso per il completamento della facciata del Duomo di Milano e quattro anni più tardi ne vince uno sul tema “Il cimitero secondario di Milano”.

Dal 1887 inizia a insegnare a Brera. Qui conosce Camillo Boito che lo conduce a una profonda riflessione sugli stili architettonici del passato. Boito sostiene la necessità di progettare conoscendo i linguaggi della tradizione senza però imitarli in maniera automatica. Moretti reinterpreta l’architettura contemporanea sullo slancio delle forme del passato, mescolandole sapientemente e introducendo materiali nuovi.

A partire da metà Ottocento, le grandi Esposizioni Universali portano in Europa arte e schemi compositivi ricchi di richiami esotici. L’oriente e le civiltà mesoamericane invadono l’immaginario, dando l’opportunità ad artisti e architetti di inventarsi mondi fiabeschi e pieni di seduzione.

All’inizio questi scenari alimentano l’ispirazione per i giardini, le ville, le stanze da fumo, le rimesse, le scuderie. Moretti che, in maniera più o meno diretta, viene in contatto con tali elementi, sceglie di introdurli nell’arte funeraria e nell’architettura civile. In entrambi i casi su ispirazione e richiesta della famiglia Crespi. Elabora infatti il mausoleo di famiglia e la Centrale Idroelettrica Taccani di Trezzo sull’Adda.

Ambedue gli edifici mostrano richiami a linee esotiche. Il mausoleo, ad esempio, propone echi dei templi Khmer della Cambogia, così come non possono sfuggire attinenze ai monumenti funerari dell’India buddista, detti stupa, o ai templi indonesiani, chiamati candi, che hanno un basamento quadrangolare sormontato da una serie di volumi a gradoni che decrescono verso la cima.

Evidenti sono anche le ascendenze dell’architettura arcaica precolombiana, in particolare la forma messicana del talud-tablero, rintracciabile soprattutto nell’andamento della scala che porta alla cappella. I fregi, i bassorilievi, le incisioni nell’esedra, le finestre a feritoia restituiscono invece suggestioni mesopotamiche, in particolare derivate dalle ziqqurat.

La Centrale Idroelettrica Taccani ha invece un carattere neomedievale. Del resto a Moretti, Cristoforo Crespi raccomanda di realizzare una struttura che si integri con il paesaggio e con i ruderi del castello soprastante. L’architetto riesce a intonarsi al contesto usando un fronte basso e allungato, quasi fosse la parte inferiore della fortezza. Riveste i muri con lastre di ceppo d’Adda per avvicinarsi al colore e alla consistenza materica del vecchio maniero. Anche qui non mancano elementi esotici, nati dalla rivisitazione di motivi della Secessione Tedesca.

Al di là del segno lasciato a Crespi, Moretti è ricordato anche per il progetto del cimitero monumentale di Chiavari e per aver seguito con Luca Beltrami la ricostruzione del campanile di San Marco a Venezia, crollato il 14 luglio 1902.

Nel 1908 gli viene assegnata la prestigiosa cattedra di architettura civile presso l’Istituto tecnico superiore di Milano, già presieduta da Boito. Viene inoltre chiamato per lavorare a Buenos Aires, Lima, Rosario e Montevideo. Muore a Milano il 30 dicembre 1938.