I modelli

Company Town

Il disegno urbanistico di Crespi prende spunto da esempi del nord Europa, in particolare dalle Company Town inglesi. È qui che nasce la Rivoluzione Industriale ed è con la Rivoluzione Industriale che i lavoratori vedono mutare in modo definitivo le proprie condizioni di vita.

Molti di coloro che per generazioni hanno lavorato la terra, impacchettano le proprie cose e si avviano verso la città attirati da macchine e ciminiere. Inizia un esodo ininterrotto. Le campagne si svuotano e si vanno a riempire le periferie metropolitane.

Nei cosiddetti slum (bassifondi), resi celebri da alcuni romanzi di Charles Dickens, le persone vivono in ambienti affollati e malsani. Le case sono poco più che catapecchie ammassate una all’altra. Le condizioni igieniche sono miserabili e spesso si diffondono focolai epidemici e malattie croniche.

charles-john-huffam-dickens
www.dickensmuseum.com
www.charlesdickensbirthplace.co.uk
www.dickens.ucsc.edu

Utopisti e riformatori

I cambiamenti portati dalla Rivoluzione Industriale sono sotto il naso di tutti e alcuni politici, pensatori e studiosi cercano di capire come affrontarli. I cosiddetti utopisti, il cui nome deriva da Utopia, che il vocabolario Treccani definisce “Formulazione di un assetto politico, sociale, religioso che non trova riscontro nella realtà, ma che viene proposto come ideale e come modello” suggeriscono prototipi urbanistici e sociali basati su armonia, ordine e razionalità.

I progetti hanno un diverso grado di fattibilità, ma spesso prevedono la creazione di nuove realtà extraurbane, autonome e concluse in sé, che sorgono vicino a un insediamento produttivo, che danno alloggio ai lavoratori e alle loro famiglie e che offrono servizi sociali e ricreativi essenziali – le Company Town.

I riformatori spesso sono medici e ingegneri-igienisti preoccupati dalla salute dei lavoratori. Ecco perché i loro studi e le loro proposte riguardano soprattutto la progettazione di dimore operaie e di ambiti urbanistici prossimi a quelli produttivi.

I primi esempi

I primi villaggi operai hanno un impianto regolare e nascono su terreni liberi, in zone dove è più facile sfruttare le risorse naturali, l’acqua in particolare, e la manodopera a basso costo.

Di solito si tratta di aree sorte su iniziativa del singolo imprenditore. In un certo qual modo passa il concetto che il nuovo paese sia parte della fabbrica e che sia uno dei suoi beni durevoli. Questi luoghi ripresentano un modello di città in miniatura che offre tutti i servizi necessari – casa, chiesa, scuola, cimitero.

Con tali iniziative gli industriali cercano di sollevare i lavoratori dalla fatica degli spostamenti cui sono costretti per raggiungere la fabbrica. Prospettano loro spazi lavorativi sani, in abitazioni decorose e, allo stesso tempo, alcuni servizi essenziali. Come controparte mirano a un maggiore attaccamento al lavoro, a una produzione più elevata e a un ordine sociale controllato e masse meno inclini alla protesta e allo scontro.

Saltaire

Saltaire è una Company Town inglese che prende il nome dal suo creatore, l’imprenditore tessile Titus Salt, e dal fiume Aire, accanto al quale sorge.

La località, isolata rispetto al nucleo urbano principale, costituisce un sistema che integra approvvigionamento energetico, produzione industriale, residenze e servizi organizzati in una struttura urbana a pianta ortogonale. Il progetto prevede la dotazione di tutti i servizi necessari per la salute, l’igiene e l’educazione dei lavoratori.

Le abitazioni, concesse dal proprietario secondo una rigorosa gerarchia sociale, sono resistenti, razionali e spaziose.

www.saltairevillage.info

New Lanark

Il villaggio scozzese di New Lanark, comunità industriale sorta alla fine del XVIII secolo per iniziativa di David Dale, industriale del tessile, è celebre per gli studi e l’impegno di Robert Owen. Quest’ultimo, l’1 gennaio 1800, acquisisce l’intera proprietà di Dale, comprendente il villaggio e i cotonifici. New Lanark diventa il laboratorio per la sperimentazione e la messa in pratica delle sue idee socialiste.

Il sito integra imponenti cotonifici, abitazioni per i lavoratori e svariate costruzioni per lo svago e l’istruzione.

www.newlanark.org
www.newlanark.org/italiano

Mulhouse

Il villaggio operaio francese di Mulhouse, realizzato dalla “Societe mulhousienne des cites ouvieres” a partire dal 1853, è fra i primi a proporre al posto degli abituali edifici “a caserma” le casette operaie separate.

Ne vengono realizzate oltre 100 su modello della casa economica “igienico-filantropica”, progettata da Henry Roberts e presentata alla Grande Esposizione di Londra del 1851.

Si tratta di un edificio a pianta quadrata con due piani fuori terra. Ogni blocco è costituito da quattro alloggi indipendenti con una scala interna e i servizi sotto la scala. Ogni abitazione possiede un appezzamento di terreno e un ingresso indipendente.

www.patrimoineindustriel-apic.com

In Italia

In Italia la rivoluzione industriale arriva solo con l’unificazione (1861), in grave ritardo rispetto a Inghilterra, Francia e Germania. Ecco perché anche gli esempi di insediamenti paragonabili alle Company Town appaiono solo verso la metà del XIX secolo.

Il caso che precede di qualche anno la fondazione di Crespi riguarda Schio, in provincia di Vicenza, a opera dell’imprenditore Alessandro Rossi, specializzato nella lavorazione della lana. Anche Rossi, come Silvio Crespi, visita alcune realtà produttive inglesi da cui prende spunto per avviare una realtà che sappia proporre un’adeguata organizzazione della fabbrica e degli alloggi per la manodopera.

Quello di Rossi è un modello attento sia agli interventi produttivi che sociali, un esempio rigoroso e funzionale, che rappresenta un vero e proprio prototipo.

www.treccani.it/enciclopedia/alessandro-rossi
archeologiaindustriale.net
www.museialtovicentino.it