L'epoca d'oro

1891-1915

La scuola

È il 1891 e sono le otto e mezza del mattino. Vicino alle prime case operaie, di fronte all’ingresso della fabbrica, un’ampia scalinata sale fino alla porta di un grande edificio. Fuori stazionano un centinaio di bambini. Aspettano le maestre che li accompagnino in classe. Sì, a Crespi ci sono un asilo, nato con l’arrivo delle prime famiglie di lavoratori, e una scuola.

La si frequenta almeno fino alla terza elementare, poi, chi desidera, a spese dell’azienda, può proseguire andando a un istituto professionale di Bergamo.

La frequenza, il materiale scolastico, la mensa sono a carico della ditta.

Gli insegnanti sono scelti e stipendiati dai Crespi e la direttrice vive all’ultimo piano dell’edificio scolastico.

La centrale Taccani di Trezzo sull’Adda

L’aumentare del lavoro fa intuire a Silvio che l’energia idraulica non può più bastare. Per fare fronte a tale mancanza prima sostituisce le ruote idrauliche con il vapore, non appena la disponibilità di carbone lo rende possibile, ma ancora non è sufficiente.

Ecco perché nel 1891 chiede il permesso di derivazione dell’acqua dall’Adda nei pressi di Trezzo sull’Adda. La concessione arriva cinque anni dopo.

Silvio chiede a Gaetano Moretti di disegnare la struttura e all’ingegner Taccani di pianificare il funzionamento di una grande centrale idroelettrica. L’opera viene aperta nel 1906 e da lì in poi comincia a distribuire energia elettrica a Crespi e nelle province limitrofe.

Telefono

A guardarli oggi, questi strani oggetti, sembrano figure antropomorfe con una appendice su un fianco, invece, in realtà, sono telefoni, i modelli primitivi di un oggetto che ha cambiato il nostro modo di comunicare.

Visto che Silvio è spesso fuori per lavoro e che dal 1882 Cristoforo ha iniziato a vivere a Milano, nel palazzo di via Borgonuovo, dieci anni più tardi, i Crespi richiedono e ottengono l’uso di una linea telefonica privata, che collega lo stabilimento a Milano.

Tessitura

Silvio ha una visione più compiuta del lavoro industriale. Per lui l’evoluzione deve portare al processo integrale di produzione. Ecco perché decide di costruire un reparto riservato alla tessitura.

In poco tempo cresce un’area nuova che duplica la superficie dello stabilimento. Lo spazio è gigantesco e architettonicamente pregevole tanto che, nel 1894, è inaugurato alla presenza della regina Margherita.

La Gazzetta Piemontese riporta la cronaca della giornata con dovizia di particolari. Il viaggio in treno, lo spostamento in carrozza che la conduce al villaggio operaio salutata dagli abitanti in festa. La visita alla chiesa, poi allo stabilimento, accompagnata da Crespi stesso. Una pausa per mangiare all’interno del castello e poi una salita al belvedere della torre. A metà pomeriggio il ritorno alla Villa Reale di Monza.

Villa castello

Torri, merlature, una struttura possente in mattoni rossi – la descrizione aderisce a quella di un castello. In realtà si tratta della villa dei Crespi, un edificio mastodontico con una torre di 50 metri, costruita a due passi dalla fabbrica.

Non distante, un paio di chilometri in linea d’aria, si alza il mastio del castello medievale visconteo di Trezzo sull’Adda. Per secoli il fiume è il confine di due stati in grande contrasto: Milano e Venezia, motivo per cui, spesso, lungo l’argine, crescono fortificazioni difensive o di controllo del territorio.

Quando Crespi sceglie di dotarsi di un’abitazione, opta per un modello che restituisca il sapore di questi edifici e, allo stesso tempo, che riveli la presenza di una proprietà industriale, eppure con caratteristiche del tutto originali.

I Crespi lo abitano dal 1894 al 1930, nel periodo estivo e in parte dell’autunno, e spesso hanno come ospiti personaggi illustri e personalità di spicco della scena politica nazionale.

La chiesa

Se si apre il portone della chiesa ci si trova di fronte, in perfetta simmetria, la torre del castello. Voluta o no che sia, la relazione che i Crespi hanno con la religione è profonda e ferma.

Quando decidono di costruire un edificio sacro all’interno del villaggio, vogliono che somigli in tutto e per tutto al santuario rinascimentale di Santa Maria di Piazza di Busto Arsizio, loro paese d’origine. La chiesa è ultimata nel 1893 e dal novembre dello stesso anno fino al 1925 ospita una messa feriale e due festive.

Tintoria

Manca ancora un piccolo passo per concludere il processo di produzione tessile che Silvio ha immaginato per il suo stabilimento – il reparto tintoria. A questo si aggiungono altre lavorazioni come la mercerizzazione, il candeggio, la finitura.

Nella sua mente è necessario diversificare, creare prodotti di maggiore qualità per penetrare anche i mercati esteri.

I lavori di costruzione della nuova unità iniziano nel 1898 e già un anno dopo gira a pieno ritmo. È nominato direttore del reparto il fratello di Silvio, Daniele, laureato in chimica. La qualità dei prodotti è sorprendente e vale alla Benigno Crespi numerosi riconoscimenti.

Cimitero

Un carretto con una bara sopra che arranca in mezzo al fango e appresso la schiera di famigliari, stretti nel dolore del lutto.

Un funerale a Crespi diventa l’occasione per intraprendere un viaggio non solo nella sofferenza spirituale, ma anche fisica. Al villaggio non esiste un cimitero e per circa dieci anni, i funerali sono celebrati nella chiesa parrocchiale di Capriate d’Adda. Alla fine della funzione però il corteo è costretto a percorrere otto chilometri per arrivare al cimitero di Canonica d’Adda.

Solo a partire dal 1888 gli abitanti del villaggio vengono sepolti a Capriate d’Adda, paese a cui Crespi è nel frattempo stato annesso in maniera definitiva. Ma il cimitero di Capriate non è sufficiente.

Nel 1896 Crespi sceglie di indire un concorso, vinto da Gaetano Moretti, per la realizzazione di un mausoleo e di un cimitero. I lavori prendono il via nel 1905 e terminano nel 1908. Il 3 dicembre dello stesso anno è celebrata la messa di inaugurazione.

Medico e parroco

La vita del villaggio si fa sempre più complessa. Ci sono da gestire faccende quotidiane ma necessarie, come ad esempio, allestire un magazzino dove i residenti possano reperire vestiti e biancheria e predisporre una mensa economica. Al medesimo tempo bisogna ovviare a questioni più pressanti come la salute degli abitanti e dei lavoratori. Ecco perché vengono costruiti un’abitazione per il medico e un ambulatorio.

Per raccontarla con un detto popolare – il parroco cura le anime, il medico il corpo. Una frase non tanto distante dalla realtà, almeno per l’epoca. Infatti, di fianco alla casa del medico, sulla costa che delimita il villaggio a Nord-Est, nel 1897, i Crespi decidono di costruire un edificio simile al primo dove va a vivere il parroco. Sono realizzati con le medesime tecniche delle case operaie, ma rispetto a queste ultime presentano una maggiore ricchezza decorativa.

Pane

L’odore del pane fresco inizia a spargersi nel villaggio a partire dal 1895. Avere pagnotte fresche tutti i giorni può essere un vantaggio non indifferente, soprattutto in un periodo in cui il costo tende a essere inaccessibile ai più.

Ecco perché viene installato un impianto moderno che produce fra i tre e i cinque quintali di pane al giorno.

Dormitorio

Un rumore basso che emerge dalla nebbia, un calpestio ininterrotto, passi all’unisono, poi, alla fine della discesa, la foschia si dirada e nell’aria ripulita compaiono uomini e donne, soprattutto donne. Indossano quasi tutte grembiuli e zoccoli, anche in pieno inverno. Procedono lungo la strada principale, si dirigono all’ingresso della fabbrica e spariscono dentro i reparti.

Alcune delle persone che ingrossano questa fiumana provengono dal dormitorio di Capriate. Costruito nel 1899, ospita le operaie che lavorano a Crespi d’Adda e che evitano la lunga strada che le separa dal paese d’origine. Offre alle donne nubili pasti caldi e, nel tempo libero, corsi di cucito e ricamo, oltre a momenti di raccoglimento religioso, sotto la guida della Signora Teresita Morali, sorella del sindaco del paese.

Ospedale

Il medico è una figura determinate nell’economia del villaggio. Il crescente numero di abitanti e di operai richiede non più solo un ambulatorio, ma un spazio per le cure mediche più adeguato.

Nel 1904 viene edificato un piccolo ospedale per le esigenze del paese. Con perspicacia è situato non distante dall’ingresso delle fabbrica ed è dotato dei migliori macchinari sanitari dell’epoca. Qui è possibile eseguire piccoli interventi, ma per i casi più gravi i Crespi stipulano, nel corso degli anni, delle convenzioni con alcuni ospedali di Milano.

Ciminiere

Due linee rosso mattone dall’aspetto possente eppure leggero, 50 metri di slancio verso il cielo, che si notano a distanza di chilometri oggi, e che dominavano sull’orizzonte sgombro di inizi Novecento.

Sono costruire tra il 1905 e il 1906. In origine sono tre, due sui tetti della fabbrica e una all’esterno, a servizio dell’impianto termico. Uno dei fumaioli dello stabilimento viene colpito da un fulmine e, per motivi di sicurezza, abbattuto.

Il treno

Lo sbuffare del treno arriva fino a Crespi. La ditta chiede infatti di poter essere agganciata alla tramvia Monza-Trezzo-Bergamo.
I binari raggiungono la zona operativa della fabbrica, così da rendere più agevole l’arrivo di materie prime.

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