Pietro Brunati

C’è una fotografia in cui l’ingegner Pietro Brunati è immortalato nelle vesti di padreterno, circondato da due angioletti che, nella realtà, sono i pronipoti. Lo scatto viene fatto durante una festa organizzata dalla “Società Artisti e Patriottica di Milano”.

Nata con intenti antiaustriaci, dopo il 1848 prende una piega meno politica e più mondana tanto da organizzare i “Risotti mascherati”, feste con travestimenti a tema. In una di queste occasioni viene scattata la foto in cui Brunati fa le veci dell’onnipotente.

L’episodio, anche se di sapore un po’ goliardico, vuole introdurre una delle figure che più hanno contribuito allo sviluppo del villaggio operaio di Crespi, forse tra le più originali con cui la famiglia dei Tengitt ha avuto a che fare.

Pietro Brunati nasce ad Albese, in provincia di Como, il 25 ottobre 1854. La sua autobiografia, scritta in terza persona, ci riferisce di come, a diciannove anni, traslochi a Zurigo per studio. In Svizzera si laurea in ingegneria meccanica. Tornato in Italia frequenta l’ultimo anno del Politecnico di Milano nella sezione industriale. Conosce l’ingegner Giuseppe Colombo, tra i pionieri dell’impiantistica industriale e delle tecnologie meccaniche.

Brunati visita l’Esposizione Universale di Parigi, un’occasione per verificare le tecniche e i progressi introdotti dall’industrializzazione. Immaginate macchine dalle forme stravaganti – perforatrici per la ricerca del petrolio simili a ragni, motrici a vapore con le sembianze di un cannone, locomotori giganteschi e altri titani ricchi di strani congegni.

Nel 1881 a Milano viene organizzata la Prima Esposizione Nazionale. Brunati diventa assistente di Colombo, uno dei promotori.

Per tutta la manifestazione è commissario della sezione meccanica. L’evento gli dà la possibilità di verificare come le tecnologie italiane non siano abissalmente lontane da quelle estere. È inoltre un’occasione per farsi conoscere. Subito dopo viene infatti chiamato per occuparsi della costruzione di vetture e impianti ferroviari e della realizzazione di mulini meccanici e pastifici.

Ha quindi già una buona esperienza quando Cristoforo Crespi, nel 1889, lo assume come ingegnere capo dei suoi stabilimenti. Alla fine dello stesso anno Silvio Crespi diventa direttore del cotonificio ed è soprattutto con lui che Brunati si deve confrontare per far progredire il villaggio.

L’ingegnere si occupa del piano urbanistico e del suo disegno generale. Se i suoi compiti sono soprattutto connessi alla direzione dei lavori, nelle scelte estetico-decorative è coadiuvato da architetti come Gaetano Moretti e Ernesto Pirovano.

Brunati è parte attiva nella costruzione delle casette operaie, nella realizzazione della chiesa e del castello, delle scuole, così come nell’ingrandimento dei reparti di filatura e di tessitura, dell’impianto della motrice a vapore e della relativa ciminiera.

Ma tra le sfide lanciategli da Crespi è soprattutto il reperimento dell’energia necessaria a far funzionare fabbrica e villaggio quella che lo impegna maggiormente. Ecco perché nel 1894 trasforma la centrale a forza idraulica dello stabilimento in centrale idroelettrica installando tre turbine a ruota unica.
È specialmente il progetto per la Centrale Taccani di Trezzo sull’Adda quello che lo occupa più a lungo e in più fasi. Presenta il primo prospetto già nel 1891, ma è solo la terza versione, del 1897, a diventare esecutiva.

Quando, nel 1901, iniziano i lavori non è lui a dirigerli. È infatti Gaetano Moretti a mettere la firma definitiva sul progetto, aiutato da Adolfo Covi, assistito da Alessandro Taccani e Oreste Simonatti.
La prima pietra dell’edificio motori è posata l’11 luglio 1904. “La casa della forza”, come è chiamato l’intero complesso, entra in funzione nel 1906. Pur con alcune varianti è il progetto di Brunati quello su cui si fonda l’impianto definitivo.

Nel 1898 la collaborazione con i Crespi termina e Brunati diventa ispettore dell’Associazione degli Industriali d’Italia per prevenire gli infortuni sul lavoro. Si occupa di controllare e conoscere la maggior parte degli impianti industriali d’Italia, di verificare stabilità e controllo di scale, ponti mobili, argani, impianti elettrici. L’associazione diventa la base su cui si fondano i primi organi del futuro Ispettorato del Lavoro. Si tratta di circoli che devono censire il numero, la struttura, le funzioni delle aziende e dei lavoratori impiegati. Brunati si occupa del circolo di Milano, Como e Pavia.

Tra le battaglie portate avanti dai circoli c’è l’abolizione del lavoro notturno delle donne e dei bambini, il riposo del commercio nei festivi e la soppressione dei turni serali nei forni.

Nel 1908 Brunati dà le dimissioni. Da qui in poi la sua vita è un susseguirsi di viaggi e di racconti avventurosi. L’Est Europa, l’Egitto, la Grecia, i paesi del Nord, la Spagna sono solo alcune delle sue mete.

Forse è bello ricordarlo mentre sale e scende da vagoni ferroviari e da piroscafi, mentre partecipa a ricevimenti e alloggia in alberghi di prima scelta. Nel 1912 attraversa l’oceano per raggiungere New York sul transatlantico Berlin. Al ritorno è a bordo del Lusitania. È uno degli ultimi a godersi il viaggio sulla nave britannica, dato che il 7 maggio 1915 viene affondata da un sommergibile tedesco mentre naviga non distante dalle coste dell’Irlanda.

Brunati muore ad Albese il 4 agosto 1933.